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Desert Sandstone Climbing Trip #5 – Red Rocks

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Desert Sandstone Climbing Trip #5 – Red Rocks

On August 21, 2019, Posted by , In News, With No Comments

L’ultima puntata del tour di arrampicata in Utah-Colorado-Nevada-Arizona di Gian Luca Cavalli (CAAI – Gruppo Occidentale), Manrico Dell’Agnola (CAAI – Gruppo Orientale) e Marcello Sanguineti (CAAI – Gruppo Occidentale).

A Zion piove. A Moab anche. Dopo aver consultato una serie interminabile di siti meteo, concludiamo che l’estremità NE del Nevada ha le previsioni più favorevoli. Proprio lì si trova un parco-giochi per gli scalatori del deserto: Red Rocks, a una ventina di miglia da Las Vegas. Senza perdere tempo, dirigiamo l’auto verso la città madre di tutti i vizi!

Situata nel Mojave Desert, Red Rocks è una delle “top 5 climbing destinations” degli Stati Uniti e rappresenta uno dei migliori luoghi al mondo per la scalata su arenaria (dai single-pitch alle salite di una ventina di lunghezze, fino alle big wall), oltre ad ospitare molti monotiri di sport climbing su calcare. Insomma, questa mecca dell’arrampicata riserva qualcosa per tutti i gusti ed è in grado di soddisfare i palati più esigenti: sia che vi andiate per il Monkey Bars boulder, sia che vogliate scomparire nei camini di Epinephrine o mettere a prova i vostri nervi su Levitation 29, potete star certi che le Red Rocks non vi deluderanno!

L’arenaria è diversa dalla “wingate sandstone” del Colorado National Monument e della Castle Valley e dalla la tenera ”entrada sandstone” degli Arches: si tratta di “aztec sandstone”, come quella di Zion e di Canyonland, ma più solida. La differenza sostanziale è il fatto che l’arenaria di Red Rocks è ricoperta da un sottile strato più resistente. Questo ha permesso il formarsi di spigoli e prese, che consentono scalate di face climb di difficoltà medio-alte lungo impressionanti pareti che, altrimenti, sarebbero scalabili in libera solo su gradi estremamente elevati. Comunque, occorre stare all’occhio: si tratta pur sempre di arenaria. Insomma, può sempre capitare che, sul più bello, un appoggio per i piedi o una presa saltino via… A differenza di quanto accade in Yosemite e nello Utah, spesso le crack climb di Red Rocks sfruttano le fessure per piazzare le protezioni (la roccia si presta molto bene all’uso dei nut: strozzature e colli di bottiglia sono frequenti), mentre la scalata, spesso, è di tipo face climb. Tuttavia, non mancano occasioni per incastrare. In ogni caso, il rischio di procurarsi “gobbies” di vario tipo (così i local chiamano abrasioni e tumefazioni) e di vedere le proprie estremità doloranti e sanguinanti a causa di incastri perversi è ben più ridotto che in Yosemite, a Indian Creek e nelle Desert Towers. Quindi, anche per chi non ha la cosiddetta “rhino skin” (pelle da rinoceronte), sulla maggior parte delle vie fasciarsi le mani con il nastro non è strettamente necessario.

A Las Vegas ci sistemiamo in un motel che, a dispetto della location (proprio sotto la Stratosphere Tower) è letteralmente infame. Il tipo alla reception sembra uscito da un incubo post-sbornia, l’arredamento delle camere combina mobili anni ’60 del secolo scorso a baldacchini in finto legno, con improbabili motivi floreali che perdono la laccatura. Per non far mancare nulla, in questa fiera degli obbrobri il pavimento è ricoperto da una moquette con il pelo così alto da lasciarci immaginare con raccapriccio la quantità di germi che è in grado di ospitare. D’altronde, abbiamo tirato al risparmio…

Durante un mio precedente viaggio in Utah avevo scalato nel Black Velvet Canyon. È uno dei dieci canyon principali di Red Rocks, dove, come per magia, l’aridità e la calura del deserto cedono improvvisamente il posto a torrenti, vegetazione rigogliosa e piacevoli temperature. Questa volta puntiamo al Pine Creek Canyon. Sul lato nord di Mescalito, l’impressionante struttura piramidale che divide il canyon nei rami N e S, un’impressionante parete s’innalza dal letto del torrente. È la Dark Shadows Wall, una delle perle di Red Rocks, che ospita una concentrazione di salite di grande qualità. Puntiamo a Risky Business, una via del 1985 firmata Mike Trupper e Greg Mayer. Sfogliando guide e navigando sul web, ci eravamo imbattuti su commenti del genere: “This is a tremendous route up the center of Dark Shadows Wall, generally the protection is reasonable, although the traverse on the third pitch involves a long runout.” I nostri occhi avevano subito rivelato un malcelato appetito: venduta! In effetti, la via mantiene le promesse e ci regala una stupenda giornata. È difficile credere che, a pochi chilometri di distanza, si estende “The Strip”, la porzione del Las Vegas Boulevard che ospita i casinò più famosi. Lungo i suoi 7 chilometri si allineano molti degli alberghi più grandi del mondo, capaci di offrire nell’insieme quasi 70.000 posti letto. Mentre scaliamo immersi nel canyon, Las Vegas si immagina a fatica. Lontani anni luce dal traffico, i bighorn (capre selvatiche del deserto) sono più numerosi degli escursionisti e le pareti di arenaria alte fino a quasi mille metri non concedono tregua allo sguardo e alla fantasia degli scalatori. Di sera lo skyline della città compare all’orizzonte, disegnato dalle luci dei casinò che la rendono il punto più luminoso della Terra visibile dallo Spazio. Ma è ben poca cosa di fronte alle magiche tonalità del deserto, al cui cospetto la metropoli del divertimento impallidisce miseramente.

Il giorno successivo è la volta delle Calico Hills, con la loro incredibile roccia tornita a sfumature rossa, rosa e bianche. Lo stile di arrampicata prevalente è diverso da quello che si trova nei canyon. Eccezionalmente, la maggioranza delle vie di questo settore è rappresentata da sport climb, dove si trovano – udite, udite! – gli spit! In effetti, la conformazione della roccia si presta poco al trad climbing e non vi sono molte vie in fessura. Nonostante ciò, le Calico Hills ospitano alcuni gioielli di crack climbing. Ad esempio, nel settore Calico Basin–Red Springs, linee come The Fox, Risk Brothers Roof, Allied Forces, Arm Left e Strategic Arms sono in grado di soddisfare i crack climber più esigenti. Da qualche parte avevamo letto a proposito di The Fox, sulla Cow Lick Crag: “How did a beautiful Indian Creek-style Corner end up in the Calico Hills?”. Di fronte a queste parole, non possiamo tirarci indietro! Dopo una notte nel nostro “pulciosissimo” motel di Las Vegas, ci inoltriamo nelle Calico Hills alla volta della Cow Lick Crag, cercando di non far caso al mal di testa che le ore piccole fatte a Las Vegas ci hanno procurato.

Rientrati in città, la curiosità ci spinge a concederci un’ultima notte nella “sin city”. Mentre assistiamo al ventre di Las Vegas che si prostituisce con il gioco d’azzardo, l’alcool, i casinò, gli spettacoli a luci rosse e i facili piaceri, ci rendiamo conto che, per noi, il vero peccato si è consumato poche ore prima a Red Rocks: è lì che, ogni giorno, la fauna degli arrampicatori celebra l’orgia gaudente della scalata sull’arenaria del deserto!

Marcello Sanguineti

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DESERT SANDSTONE CLIMBING TRIP 2014
27/10/2014 – #1 – Colorado National Monument
03/11/2014 – #2 – Arches National Park
17/11/2014 – #3 – Indian Creek, Monument Valley e Castle Valley
01/12/2014 – #4 – Capitol Reef, Goosenecks, Dead Horse e Canyonlands

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