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Alpinismo: Colin Haley, prima solitaria su Infinite Spur, Sultana Mt. Foraker

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Alpinismo: Colin Haley, prima solitaria su Infinite Spur, Sultana Mt. Foraker

On August 17, 2019, Posted by , In News, With No Comments

L’alpinista statunitense Colin Haley ha effettuato la prima solitaria della via Infinite Spur sulla parete sud di Sultana – Mt. Foraker in Alaska, aperta nel 1977 da George Lowe e Michael Kennedy. Mentre per la salita Haley ha impiegato solo 12 ore e 29 minuti dal crepaccio terminale fino in cima, la discesa si è rivelata una delle più intense esperienze della sua vita.

Colin Haley ha realizzato la prima solitaria di Infinite Spur, il pressoché infinito sperone che porta lungo la parete sud fino in cima al Mount Foraker in Alaska, salito per la prima volta da George Lowe e Michael Kennedy nel 1977. Haley ha salito la via di 3000m da solo il 1 giugno nel tempo record di 12 ore e 29 minuti, dopo aver salito la stessa via qualche giorno prima insieme a Rob Smith in 18 ore e 20 minuti. Sebbene la salita vera e propria di Haley sia filata liscia, la discesa si è rivelata l’esatto contrario, con una forte tempesta che lo ha costretto a vivere “una delle più intense esperienze della mia vita.”

La montagna, originariamente chiamata Sultana dal popolo Athabascan, è la seconda montagna più alta del massiccio del Denali, con due cime distinte, la cima Nord di 17.400 ft (5304m) e la cima Sud di 16.810 ft (5124m). Alto 3000m, l’Infinite Spur era stato salito in 11 giorni tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 1977 da George Lowe e Michael Kennedy; questa salita è stata descritta come “uno dei massimi successi nella storia dell’alpinismo Nord Americano” e ci sono voluti undici anni per la prima ripetizione, da parte di Mark Bebie e Jim Nelson nel 1988. Barry Blanchard e Carl Tobin hanno effettuato la terza salita nel 2000, mentre l’anno successivo Steve House e Rolando Garibotti hanno percorso la via fino in cima in sole 25 ore, un tempo eguagliato nel 2009 dagli svizzeri Simon Anthamatten, Samuel Anthamatten ed Andreas Steindl. Con poche altre ripetizioni negli anni successivi, Infinte Spur non ha perso nulla della sua tremenda reputazione, e il momento più triste è certamente stato nel maggio 2006 quando le fortissime statunitensi Sue Nott e Karen McNeill hanno tragicamente perso la vita nel tentativo di diventare le prime donne a salire questa via.

Haley e Smith hanno raggiunto il Kahiltna Basecamp il 2 maggio 2016 e si sono acclimatati inizialmente salendo la classica West Buttress di Denali. Il 15 maggio Haley ha raggiunto la vetta da solo – la sua 13esima volta sul punto più alto dell’Alaska. Dopo alcuni giorni di riposo i due hanno tentato di acclimatarsi ulteriormente salendo la Sultana Ridge sul Mt. Foraker, ovvero quella che sarebbe poi diventata la loro via di discesa dopo Infinte Spur. A causa del brutto tempo non sono riusciti a salire oltre Point 12.472 che Haley suggerisce potrebbe essere chiamato, molto meno empiricamente, Lady Point in memoria di Sue Knott e Karen McNeill. La mattina presto del 27 maggio Haley e Smith hanno iniziato a salire Infinite Spur e, seguendo le tracce di tre britannici nella prima metà della via, hanno raggiunto la cima dopo 18 ore e 20 minuti. I due sono scesi lungo la Sultana Ridge senza troppe difficoltà e sono rientrati a Kahiltna Basecamp alle 6 del mattino del 29 maggio dove, dopo poche ore di sonno, l’aereo è arrivato per portare Smith verso casa, lasciando Haley da solo alla base della montagna.

Haley voleva approfittare delle eccezionali condizioni del via e della traccia appena battuta da 5 persone sulla Sultana Ridge, e già il 31 maggio ha lasciato il campo base, dopo meno di due giorni di riposo. Alle 03:43 del 1° giugno ha attraversato la terminale e ha salutato altri tre britannici (la via ha visto quattro tentativi in una settimana, dopo non aver visto una sola salita dal 2009!) con sulle spalle quello che lui stesso descrive come uno “zaino molto leggero “. Questo si traduce in: “ramponi, piccozze, casco, una cintura Swami, cordini elasticizzati per le piccozze, e due moschettoni portachiavi per clippare le mie piccozze all’imbrago sulle sezioni di arrampicata su roccia. Non ho portato nessun moschettone vero e proprio, né un singolo pezzo di protezione.” L’unica corda che ha preso erano 15m di corda da 5mm, presi in prestito dagli inglesi, che ha usato due volte per trasportare lo zaino sui tratti più difficili della via.

Haley è salito rapidamente, e ha descritto la maggior parte della via come “molto tranquilla e facile da salire slegato, anche se il difficile ghiaccio blu sulla parte superiore della “Knife Edge Ridge” è stato certamente noioso.” Ha completato la Knife Edge Ridge alle 11:20 e, dopo un riposo di poco più di un’ora, ha continuato lungo i più facili pendii superiori della via per raggiungere la vetta alle 16:18. Erano passati solo 12 ore e 29 minuti dall’attraversamento della terminale. Haley ha commentato: “Considerando quanto è grande e seria Infinite Spur in generale, è stata una salita incredibilmente tranquilla e gioiosa.”

La gioia di Haley non è durata a lungo comunque, e ben presto la discesa si è trasformata in una lotta per la sopravvivenza. Anche se inizialmente la discesa è filata liscia lungo la via degli Giapponesi fino al punto in cui questa si unisce alla Sultana Ridge. Dopo un’ora di riposo a questo incrocio sono arrivate le difficoltà: i leggeri fiocchi di neve che avevano accompagnato la salita si sono trasformati in una pesante nevicata, portando la visibilità praticamente a zero in pochissimi minuti. Con soltanto la minima attrezzatura, senza materiale da bivacco e già stanco dopo la faticosa salita, Haley è stato costretto a rimanere costantemente in movimento per non rimanere intrappolato sulla montagna.

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Per le successive 48 ore Haley si è visto impegnato in una discesa che lui stesso descrive come un “lungo, straziante ricordo sfuocato, vissuto interamente nella tempesta, in cui sono stato progressivamente privato del sonno, per poi finalmente raggiungere campo base dopo essere stato sveglio per quasi tre giorni interi.” Anche se ha fatto partire almeno 30 valanghe durante la discesa, la sua preoccupazione principale era comunque la totale mancanza di visibilità. Trovare la giusta via di discesa si è rivelato arduo, con conseguenti salite e risalite continue; in un’occasione ha trascorso sei ore nello stesso punto, in attesa che la visibilità migliorasse “alternando periodi di facili esercizi per rimanere caldo con sonnellini estremamente brevi (forse 5 minuti al massimo?), con la testa appoggiata sulle ginocchia.” Battere la traccia nella neve fresca è stato “brutale” e Haley stima di aver percorso circa 2-3 chilometri “letteralmente strisciando sulle mani e sulle ginocchia.” Ad aggravare queste difficoltà, c’è il fatto che Haley ha bruciato la pentola mentre cercava di risparmiare al massimo il gas che gli rimaneva, e l’acqua che ha bevuto gli ha fatto vomitare quel poco di liquido che aveva ancora in corpo. Anche se questo è stato forse il momento peggiore del suo calvario, è comunque riuscito a fare 400ml di minestra che gli ha dato l’energia sufficiente per raggiungere il crepaccio a Lady Point dove, pochi giorni prima, lui e Smith avevano depositato un po’ di cibo.

Dopo tre ore di riposo, Haley è uscito dal crepaccio alle 01:00 circa del 3 giugno e dopo aver disceso altri pendii carichi di neve sul Mt. Crosson è finalmente rientrato al campo base di Kahiltna alle 19:30 del 3 giugno, 84 ore dopo essere partito.

Scrivendo della sua odissea, Haley ha affermato: “Credo di essere riuscito a salire in solitaria la Infinite Spur in uno stile divertente, quasi sportivo. Per caso ho avuto tutta l’avventura che avrei mai potuto immaginare, e molto di più ancora. Sono orgoglioso di aver fatto la prima solitaria di Infinite Spur, e sono orgoglioso di essere riuscito a salire la via abbastanza rapidamente, ma alla fine non è “valsa la pena” per quanto riguarda tutti i rischi che ho dovuto affrontare. Se le cose fossero andate come avevo previsto e sperato, la discesa sarebbe già stata abbastanza rischiosa, ma comunque ne sarebbe “valsa la pena.” Invece per come sono andate le cose, è stato semplicemente troppo pericoloso, e di questo non vado fiero. Sono orgoglioso, tuttavia, che data la situazione molto seria, di aver mantenuto sempre il controllo, di aver preso le decisioni più sicure, e di essere tornato senza incidenti.”

Colin Haley è, ovviamente, non nuovo all’arrampicata in Alaska in generale e a Sultana in particolare. Nel maggio 2010 è rimasto in Alaska per 37 giorni insieme al norvegese Bjørn-Eivind Årtun, durante i quali i due hanno sfrecciato su per la Cresta Cassin sul Denali (McKinley), senza traccia, in sole 17 ore dalla base fino in cima. Nel mese di giugno i due hanno poi aperto la pericolosa via Dracula (VI, AI4+, M6R) sulla parete sud-est del Monte Foraker, che Haley ha descritto come una delle sue migliori salite in Alaska e che gli ha fatto sembrare la Cresta Cassin “come una via piccola, non impegnativa al confronto.”

04/03/2011 – Colin Haley, alpinismo dall’Alaska alla Patagonia
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